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“Prima i pazienti”. E il medico salta la finale

Da chi salta un turno in ospedale per giocare a tennis, come da caso finito su tutti i giornali a fine febbraio, a chi ha fatto l’opposto, rinunciando a una finale di quarta categoria in nome del dovere. Si chiama Giovanni Sirianni, ha 39 anni e fa il cardiologo in un ospedale di Bergamo.
“Prima i pazienti”. E il medico salta la finale
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Marco Caldara
15 marzo 2017

(*) Dare la precedenza al lavoro rispetto a una partita di tennis sarebbe la normalità, soprattutto per un medico. Ma dopo l’inchiesta di Napoli, con 55 dipendenti dell’ospedale Loreto Mare finiti ai domiciliari perché invece di andare al lavoro facevano tutt’altro (compreso giocare a tennis), diventa una notizia anche il comportamento opposto: rinunciare a una finale in nome del dovere. Per la ricetta chiedere al dottor Giovanni Sirianni, 37enne nato a Bari, cresciuto a Lamezia Terme e poi migrato a Bergamo, dove dal 2010 lavora come cardiologo all’Humanitas Gavazzeni. Domenica 24 febbraio era in campo al Tennis Bagnatica per uno dei tanti rodei di quarta categoria che da ottobre a marzo affollano i club della provincia di Bergamo: sembrava un torneo come gli altri, invece è andato oltre le aspettative. Sirianni ha vinto tre incontri uno via l’altro, conquistando la sua seconda finale di sempre, ma ha capito subito che l’avrebbe giocata difficilmente. “La mia semifinale – racconta – è finita intorno alle 19.15, e il turno in ospedale scattava alle 20.30. Ho pensato di entrare in campo e tirare ogni palla, ma non c’era tempo e l’altra semifinale non era ancora terminata”. Così, a malincuore, il dottor Sirianni ha dovuto dire addio al torneo: doccia al volo e via in ospedale. “Non c’era altra soluzione. I turni del week-end – prosegue – sono di dodici ore, e non mi sarei mai sognato di chiedere a un collega di fermarsi a sostituirmi mentre ero a giocare a tennis”. Evidentemente, l’etica non è uguale per tutti, visto quanto scoperto in Campania pochi giorni più tardi. “Da medico, devo ammettere che situazioni come quella capitata di recente sono abbastanza imbarazzanti. La mal pratica in campo sanitario fra sempre più notizia, ma restano dei comportamenti inaccettabili. Il messaggio è semplice: va bene la passione per il tennis, ma il dovere resta al primo posto.

“RITIRI PER LAVORO? UN SACCO”
Quella di Sirianni, di passione, è nata ai tempi delle elementari in Calabria ma è rifiorita solo nel 2010, visto che fra liceo classico, laurea in medicina e specializzazione in cardiologia si era trovato costretto ad abbandonare le racchette per oltre dieci anni. Poi, quando sette anni fa l’incarico nella struttura sanitaria bergamasca l’ha portato in Lombardia, ha deciso che era l’occasione ideale per tornare finalmente a calcare i campi da tennis. “Mi sembrava un bel modo per integrarmi e iniziare a conoscere gente nuova”, spiega. Così si è tesserato al Tennis Club Bergamo e ha ripreso a colpire qualche palla, poi ha iniziato ad allenarsi più seriamente e quindi a giocare anche dei tornei, nel circuito amatoriale Fit-Tpra e a livello di quarta categoria. E nel 2015 ha vinto anche un titolo, proprio al Tennis Club Bagnatica dove stavolta ha dovuto dire “no” alla finale. “Non è facile trovare il tempo, ma il tennis per me è qualcosa di sacro. Quando posso non rinuncio mai a giocare, nei week-end o in serata, anche a costo di saltare qualche uscita con gli amici o di cenare a orari improponibili. Idem i tornei: io ci provo sempre, poi vada come vada. Di ritiri per il lavoro ne ho collezionati un sacco”. Spesso neanche un tennis aggressivo basta a salvarlo: quando il tempo scade bisogna mollare. Ma gli obiettivi sono comunque importanti. “È complicato – chiude – ma quest’anno vorrei passare 4.1. E poi crescere ancora: mi piacerebbe raggiungere la terza categoria”. Ma sempre con un occhio all’orologio.

(*) Articolo pubblicato su L'Eco di Bergamo di mercoledì 8 marzo 2017