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Il risveglio di Garbine: botte e sorrisi

Garbine Muguruza non dà scampo a Venus Williams, e a poco più di un anno dal titolo al Roland Garros intasca anche Wimbledon, dominando il torneo con un mix devastante fra tennis e testa. Vuol dire che i problemi degli ultimi dodici mesi sono finalmente alle spalle. Non sarà la più costante, ma il secondo titolo Slam cancella ogni dubbio sul suo valore: dietro a Serena è la più forte di tutte.
Il risveglio di Garbine: botte e sorrisi
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Marco Caldara
15 luglio 2017

Ha vinto la più forte. La vetta del ranking WTA se la stanno contendendo altre tre, ma senza Serena Williams il miglior prodotto che il circuito femminile possa offrire si chiama Garbine Muguruza. L’aveva mostrato lei stessa al Roland Garros del 2016, poi era stata la prima a dimenticarselo, ma appena ha ritrovato la ricetta per vincere non ha perso tempo, tornando grande a Wimbledon. Lì, nel Tempio dove due anni fa aveva giocato la sua prima finale Slam, 24 mesi dopo ha stregato di nuovo il pubblico col suo sorriso e le avversarie con un tennis dirompente. Ultima Venus Williams: brava, bravissima, ma non a sufficienza nemmeno per darle fastidio. Sotto il tetto del Centre Court, chiuso per la pioggia arrivata appena prima del duello (ma non durante), è finita 7-5 6-0 in appena 77 minuti, risolti da un primo set di altissimo livello. La Williams ci ha provato con ciò che aveva: è stata la prima ad avere una palla-break, poi la prima ad avere dei set-point, due, sul 5-4 e 15-40 con la Muguruza al servizio. Ma la spagnola ha giocato troppo bene, animata da una determinazione mostruosa. Ha avuto quasi sempre il comando degli scambi, sempre in spinta con i piedi sulla linea di fondo, con lo stesso equilibrio perfetto fra aggressività e pochi errori dei turni precedenti, e senza l’ombra di un passaggio a vuoto. Ha cancellato la chance di allungo nel sesto game, poi i due set-point nel decimo, il primo grazie a un errore di diritto di Venus dopo uno scambio forzato e il secondo con un servizio vincente, e la finale l’ha vinta lì. Quello che è stato a un soffio dall’essere l’ultimo game di un primo set fondamentale per le speranze della statunitense, è diventato invece il primo di una striscia di nove consecutivi in favore della spagnola. Ha impattato sul 5-5, ha ottenuto il primo break del match, ha chiuso il set e poi è scappata via, sempre più lontano, polverizzando le speranze di una Williams che ha accusato il colpo, fortissimo. Il primo set ha fatto tutta la differenza del mondo: l’avesse vinto, il match sarebbe stato ben diverso. Invece l’ha perso sui dettagli ed è crollata di schianto, incapace di reagire e svuotata di energie e determinazione. Non è riuscita a inventarsi nulla di diverso, il pressing da fondo di una Muguruza indiavolata non le ha dato la chance di variare il gioco (magari presentandosi a rete un po’ più spesso?) e il secondo set è scivolato via in un attimo, con appena 12 punti messi in cassaforte.

Il risveglio di Garbine: botte e sorrisi

IL DOMINIO BATTE LA FAVOLA
Dopo il match-point, reso vincente dall’out dell’hawk-eye su una palla non chiamata dal giudice di linea, la Muguruza è scoppiata in lacrime, ma la scena più tenera l’ha regalata Venus nel corso della premiazione. Le hanno chiesto di mandare un messaggio a Serena, a casa col pancione, e non si è tirata indietro. “Ho dato il massimo per provare a fare come fai tu – ha detto – ma non ci sono riuscita. Spero di avere presto altre chance”. A 37 anni sembrerebbe improbabile, invece non lo è affatto: è arrivata in finale in due dei primi tre tornei stagionali del Grande Slam, non pensa al ritiro e in una recente intervista si è lasciata scappare le parole “Tokyo 2020”, quindi c’è la concreta possibilità di vederla in campo fino a 40 anni. Specie se la sorella non dovesse tornare più dopo la maternità, sarebbe una bella favola di longevità, che la sconfitta in finale toglie dalle prime pagine dei giornali, ma lascia comunque intatta. Tuttavia, oggi è il giorno della Muguruza, che in tutto il torneo ha lasciato un solo set alla (ex) numero uno del mondo Angelique Kerber. Chi l’aveva osservata negli allenamenti alla vigilia del torneo aveva capito al volo che la sua palla era diversa rispetto a quella di tutte le altre, e fin dal primo turno ha giocato a un livello fuori portata per chiunque. Basta un dato: fra quarti, semifinali e finale (e anche in due delle quattro partite precedenti) non ha mai perso il servizio, a testimonianza non solo di un colpo diventato via via sempre più incisivo, ma anche di una tenuta mentale impeccabile. Ha giocato su una nuvola, sopra tutti i pericoli che si è trovata davanti, e ne è venuto fuori un dominio degno di Serena Williams, l’unica più completa di lei.

Il risveglio di Garbine: botte e sorrisi

STAVOLTA NON CADRÀ PIÙ
Sul Centre Court è come se il tempo fosse tornato indietro di ventitré anni, fino al 1994, quando a vincere il titolo fu Conchita Martinez, negando alla 37enne Martina Navratilova il record di più anziana campionessa del torneo da Charlotte Cooper Sterry, nel 1908. Stavolta, invece, è toccato alla 37enne Venus fallire l’assalto per colpa di una spagnola (la seconda di sempre a conquistare i Championships), con la Navratilova sugli spalti e la Martinez nel box della Muguruza come allenatrice al posto del coach Sam Sumyk, costretto a rimanere a casa per problemi personali. Hanno chiesto a Garbine di mandargli un messaggio, e lei ha mostrato alla telecamera il Venus Rosewater Dish, ancora incredula per averlo conquistato sul serio, diventando l’unica capace di battere entrambe le sorelle Williams in finale nei tornei del Grande Slam. Lo scorso anno al Roland Garros era toccato a Serena, mentre stavolta è stato il turno di Venus. L’importante è che ora Garbine non faccia la fine del 2016, quando il trionfo parigino la svuotò di energie mentali, facendole perdere una bussola che di fatto ha ritrovato solamente ora. Ha fatto una fatica terribile a prendere confidenza con lo status di campionessa Slam e tutte le aspettative (e gli impegni) che ne derivano, arrivando addirittura a definire la vittoria parigina il momento migliore e peggiore del suo 2016. Ci ha messo più di un anno a rialzarsi, ma finalmente ce l’ha fatta. E difficilmente cadrà un’altra volta.

WIMBLEDON DONNE – Finale
Garbine Muguruza (ESP) b. Venus Williams (USA) 7-5 6-0

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