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Cuevas, l’insospettabile Re degli hot shot

A ogni magia Federer viene ammirato come se il suo tennis venisse da un altro pianeta, ma nel 2017 c'è un giocatore che in quanto a hot shot ha dispensato lezioni a tutti: Pablo Cuevas. Il 31enne uruguaiano ha regalato perle di rara bellezza: servizio dal basso, lob in tuffo, front tweener, volée stoppate, un impensabile passante spalle alla rete e un tweener con pochi precedenti. Vedere per credere.
Cuevas, l’insospettabile Re degli hot shot
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Marco Caldara
6 dicembre 2017

Chi è il giocatore ad aver messo a segno più punti spettacolari nel 2017? No, non è Roger Federer. E nemmeno uno dei tennisti più spettacolari del Tour, categoria che annovera gente come Nick Kyrgios, Dustin Brown e quest’anno ha imparato ad apprezzare anche Denis Shapovalov. Eppure, c’è un insospettabile che ad hot shot ha fatto meglio di tutti: Pablo Cuevas. L’uruguaiano ama la terra battuta e da buon sudamericano fonda il suo tennis su servizio in kick e regolarità, ma quando c’è da usare il fioretto sa il fatto suo. E soprattutto, sopperisce a un tennis che di per sé di spettacolare non ha granché con qualche numero che da solo vale abbondantemente il prezzo del biglietto. Chi lo conosce se n’era accorto da tempo, visto che nella rubrica degli hot shot ci era finito già nove anni fa, quando la rubrica era settimanale e portava il nome di “Play of the Week”, e accolse un suo incredibile passante in tuffo contro Fernando Gonzalez. Ma quest’anno il 31enne nato in Argentina si è davvero superato, inanellando numeri a ripetizione, e chissà quanti ne avrebbe aggiunti all’elenco se dal Roland Garros in poi non avesse incontrato il periodo più grigio della sua carriera, raccogliendo nove eliminazioni di fila al primo turno. È tornato a vincere un paio di partite nell’ultimo torneo ATP dell’anno, al Masters 1000 di Parigi Bercy, e poi ha chiuso la stagione conquistando il Challenger di Montevideo, l’unico del suo Paese. Appena in tempo per chiudere il 2017 da numero 32 ATP e conquistare una testa di serie per l’Australian Open, ma anche per regalarsi due magie in tweener, una sparata addirittura in faccia al numero uno del mondo Rafael Nadal.

Il 2017 delle meraviglie di Cuevas si è aperto all’ATP 250 di San Paolo, conquistato per il terzo anno consecutivo. Ha passato l’intera finale contro Albert Ramos Vinolas a lottare col servizio, commettendo la bellezza di dodici doppi falli, così sul match-point ha deciso di servire dal basso, come Michael Chang nel famoso match di ottavi di finale del Roland Garros contro Ivan Lendl. Un colpo, quella di Cuevas, che ha colto imparato anche il regista.

Dalla terra di San Paolo al cemento (ruvido) di Indian Wells per un tuffo alla Becker, e non in attacco per chiudere la volèe vincente, bensì in difesa, con i piedi sulla linea di fondo. Roba che si è vista davvero raramente. Non è bastato a ingannare Pablo Carreno Busta, ma ha fatto impazzire il pubblico dello Stadium 1.

Oltre che il miglior singolarista nella storia dell’Uruguay, Cuevas è anche un ottimo doppista. Nel 2008 ha vinto addirittura un Roland Garros, nel 2015 gli Internazionali d’Italia, mentre quest’anno ha fatto centro insieme a Rohan Bopanna al Masters 1000 di Monte Carlo. Chi ha messo a segno il miglior punto della finale contro Marc e Feliciano Lopez? Inutile chiederlo.

Tra le tante qualità del giovane Alexander Zverev, sono tutti concordi nel dire che manca la capacità di far spettacolo. È un fenomeno, ma è poco personaggio, qualità che per andare a genio al pubblico conta più dei risultati. Per esempio, sarebbe una sorpresa se al termine della spettacolare carriera che lo attende l tedesco avrà regalato una magia come quella che Cuevas gli ha mostrato al Masters 1000 di Madrid. Per tasso di spettacolo e difficoltà, il punto più bello dell’anno. E alzi la mano chi sa dire come l’ha colpita: diritto? Rovescio? X?

Un punto spettacolare è sempre un punto spettacolare, anche in un torneo di quarta categoria. Ma tra passare da sotto le gambe un amico oppure il numero uno del mondo Rafael Nadal c’è una bella differenza. “Rafa” l’ha preso in controtempo, e lui ha risposto alla Cuevas. Da vedere e rivedere.

Vuoi chiudere la stagione senza una magia? Alla domanda, evidentemente, Cuevas si è risposto di no. E allora ha fatto un numero dei suoi anche nell’ultimo match della sua annata, nella finale (vinta) al Challenger di Montevideo. Il pubblico era lì tutto per lui, e Pablo li ha ricambiati con l’unico colpo che ancora mancava al catalogo delle sue magie targate 2017: il tweener spalle alla rete. Ma non un tweener qualsiasi: negli ultimi anni se ne sono visti tanti, ma pochi ce l’hanno fatta colpendo la palla da così lontano e dopo una rincorsa simile.