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Il rito tribale dei capitani argentini

Inizia il nuovo corso dell'Argentina: Gaston Gaudio andrà in panchina, ma con lui ci sono Guillermo Coria e Guillermo Canas, più l'assistente Gustavo Marcaccio. Il match contro la Colombia servirà per capire se questo calderone farà il bene del tennis argentino. Intanto, ogni sera, si radunano tutti... attorno al fuoco.
Il rito tribale dei capitani argentini
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Riccardo Bisti
14 September 2018

Una trovata simile aveva permesso alla Spagna di vincere la sua prima Coppa Davis, nel 2000. Più capitani, più cervelli, più idee. Una ventina d'anni dopo, è l'Argentina ad adottare la strategia, ma con premesse diverse. All'epoca, la Spagna aveva grandi giocatori e nessun capitano davvero carismatico. Oggi, è tutto il contrario. Sulla sedia andrà Gaston Gaudio, ma a fare il tifo dalla panchina ci saranno Guillermo Coria e Guillermo Canas, più l'assistente Gustavo Marcaccio, il più “coach” dei quattro. In campo, buoni giocatori ma senza il palmares dei tre esponenti della “Legiòn”, fortemente voluti dal nuovo presidente AAT Agustin Calleri. La sfida di San Juan contro la Colombia non mette a repentaglio un posto nel World Group 2019, ma servirà a capire se questo strano calderone porterà qualcosa di buono, fermo restando che in campo ci vanno i giocatori. E, con tutto il rispetto, Diego Schwartzman, Guido Pella, Horacio Zeballos e Maximo Gonzalez non sono competitivi per vincere l'Insalatiera. “Sento qualcosa che non avvertivo da molto, la Davis è speciale – dice il “Gato” Gaudio – giocare per l'Argentina è qualcosa di totalmente diverso”. Il fatto che sia lui a parlare con i giocatori ai cambi di campo lo pone sotto l'occhio dei riflettori, tanto che qualcuno si domanda se si vedrà la sua mano. “I ragazzi hanno abbastanza esperienza e sono intelligenti a sufficienza per tirare fuori il meglio. In pochi giorni non possiamo cambiare molto sul piano tecnico. Al massimo, possiamo trasmettere la nostra esperienza”. I tre capitani si sono divisi i compiti senza particolari gelosie e/o invidie. Gaudio si è occupato dei singolaristi, Coria dei giovani sparring, Canas dei doppisti. E Marcaccio si è inventato una specie di riunione “spirituale”, ogni sera dopo cena, in cui tutti gli elementi (giocatori, capitani, staff) si ritrovano attorno a un fuoco, nel giardino dell'hotel Del Bono Park. Un rito quasi tribale, che serve per cementare il gruppo e affrontare qualsiasi argomento in un ambiente "ipnotico". Gli argentini hanno rinunciato a portare cinque giocatori, come consentito dal nuovo regolamento della Davis, ma hanno aggregato tre ragazzi con l'obiettivo di fare esperienza. Per questo, Coria è particolarmente attento a Roman Burruchaga (figlio dell'ex calciatore che segnò il gol decisivo nella finale dei Mondiali del 1986), Santiago De La Fuente e Bautista Torres.

Il rito tribale dei capitani argentini

UN OCCHIO ALLA DAVIS JUNIOR
Nella cena di martedì, i ragazzi hanno avuto la possibilità di porre delle domande ai titolari e ai capitani. “Devono godersi questo momento, sfruttino la possibilità e la prendano con la giusta responsabilità – dice Coria - durante gli allenamenti, ho detto loro di abituarsi alla velocità e di non cercare di vincere i punti a tutti i costi. Devono cercare di giocare il più possibile. Se sbagliano, pazienza: riproveranno. Se trovano la giusta regolarità, saranno più forti nel circuito giovanile. E non dimentichiamo che a breve c'è la Coppa Davis giovanile a Budapest”. Inevitabilmente, anche in Argentina si parla del cambio di format della Coppa Davis. A Orlando, la AAT si è schierata a favore della riforma. Normale, essendo una federazione in difficoltà economica. “Mi viene un po' di nostalgia perché si perderanno alcune cose, come la possibilità di giocare in casa – dice Gaudio – però tutto cambia, e chi organizza un evento così grande ha necessità di trarne guadagno. Come ogni novità, fa un po' paura. Ma il primo turno andrà vissuto come una finale perché darà il pass per le finali di novembre. Sarà più importante dell'attuale primo turno”. Anche Coria ha scelto la via della diplomazia: “Scopriremo se ne vale la pena soltanto sul campo – dice – sono convinto che ci fosse bisogno di un cambio, i giocatori lo chiedevano. Speriamo che funzioni tutto bene e che i migliori decidano di giocare. In questo modo, sarebbe tutto più attraente”. Allo stadio Aldo Cantoni di San Juan, i primi a scendere in campo saranno Diego Schwartzman e Santiago Giraldo, seguiti da Guido Pella e Daniel Galan. Da segnalare l'assenza del doppio colombiano Cabal-Farah. Al loro posto, annunciati Alejandro Gonzalez e Cristian Rodriguez. Quest'ultimo ha lavorato per anni con Adriano Albanesi, il coach romano che oggi affianca Lesia Tsurenko. Dovesse scendere in campo, per lui sarebbe un'esperienza indimenticabile. Ma gli occhi, ovviamente, saranno tutti sulla panchina argentina. Forse più che in campo.

Il rito tribale dei capitani argentini