Il vagabondo con la racchetta

Pur di non rinunciare al sogno di entrare nel ranking ATP, il 21enne inglese Edward Harwood ha deciso di girare per i tornei Futures con una Ford C-Max. Dorme in auto, acquista cibo al supermercato e si incorda le racchette. Così spende meno della metà dei colleghi. “È l’unico modo per continuare. E dormire in auto non è così male”.
Il vagabondo con la racchetta
0
Marco Caldara
17 giugno 2017

PADOVA – I match di giornata del Futures di Padova sono finiti da un’oretta. Nella club house non si sente più un rumore, non ci sono più borsoni in ogni angolo e tutti i giocatori sono rientrati in hotel, chi per fare le valigie e trasferirsi al prossimo torneo, chi per rilassarsi in vista del turno successivo. Tutti tranne Edward Harwood, londinese classe 1996, seduto da solo a uno dei tavolini della zona relax, con le cuffie alle orecchie. Estrae dalla borsa un barattolone di Nutella e una baguette, impugna un cucchiaio e inizia a farcirla con cura. Mentre si gusta la sua cena, comprata pochi minuti prima al LIDL a una decina di minuti a piedi dal Tennis Club Padova, il televisore lì accanto trasmette il Roland Garros. In campo Simona Halep e Karolina Pliskova, che in un colpo solo si giocano l’accesso in finale e 500.000 euro. Sono le due facce opposte della stessa medaglia: da una parte quella felice, dei grandi tornei con montepremi milionari, dall’altra quella amara, di chi il prize money lo ritira a un torneo sì e a quattro no, e in hotel non ci rientra perché non ha nessun hotel. La sua camera è griffata Ford, ha quattro ruote e il volante a destra, ed è parcheggiata fuori dal club. La usa per viaggiare da torneo a torneo, e anche per dormire. «Come Dustin Brown – dice con sicurezza –, anche se lui aveva un camper. Ma non fa molta differenza». Il tedesco-giamaicano è uno di quelli (l’unico?) che ce l’hanno fatta: nel camper ci ha viaggiato per tre anni, ai tempi dei Futures, poi è arrivato fra i top-100 ATP e ha incassato oltre due milioni di montepremi. Ovviamente, Harwood non ne segue l’esempio per piacere, ma per esigenza. A iniziare la gavetta a livello Futures ci ha provato, ma più che i risultati che non arrivavano mai, il suo problema erano i costi eccessivi. Le alternative erano due: o lasciar perdere, o dar retta a quell’idea low cost un po’ strampalata. Cosa ha scelto? Si è fermato un anno, ha lavorato come maestro per raccogliere i soldi necessari ad acquistare una Ford C-Max di seconda mano, e appena raggiunto l’obiettivo è ripartito. In auto.

Il vagabondo con la racchetta

BENZINA, MATERASSO E IL GIOCO È FATTO
«Qualche anno fa – spiega con tanta voglia di raccontarsi – nel Regno Unito c’erano oltre 20 Futures a stagione, ora ne sono rimasti solamente sei. Se voglio provare a diventare professionista devo giocare 25-30 tornei all’anno, allenarmi con gente di alto livello: l’unico modo per riuscirci è viaggiare. Quando parto per una trasferta non devo pensare a hotel, voli, trasporti e quant’altro. Solo alla benzina e al traghetto, dall’Inghilterra al Belgio». Vuol dire 13 ore abbondanti da Hull a Zeebrugge, a 400 euro circa se prenotato con buon anticipo. «Normalmente per un’attività come la mia ci vogliono non meno di 15.000 euro a stagione, mentre il mio budget non supera i 6.000, quindi devo muovermi di conseguenza. Visto che di entrate non ce ne sono, non posso spendere più di 500-600 euro al mese. Però ci sto riuscendo: una settimana mi costa circa 150 euro, fra iscrizione (40 dollari a torneo, ndr), benzina e cibo. Ovviamente devo comprarlo al supermercato: se mangiassi ai ristoranti dei tornei sarebbe fin troppo facile sforare il budget. Devo fare dei sacrifici, ma è il modo più economico per giocare a tennis. E per me è anche l’unico». Eppure, per chi arriva tranquillamente al metro e 90, e per giocare (bene) a tennis dovrebbe prevenire ogni potenziale dolore, passare le notti in auto non sembra proprio il top del comfort. «Dormire in un letto d’hotel, o sul divano di casa, o in auto non fa alcuna differenza. Sposto tutte le borse dal lato destro, abbasso i sedili dalla parte sinistra, stendo un materasso pieghevole che ho nel baule e dormo benissimo. Fidatevi: non è per niente male». E sulla vita da vagabondo, minimizza: «A volte mi sento solo, ma basta ascoltare un po’ di musica o andare a fare quattro passi in città. E poi ormai coi social media si può stare in contatto anche con gente dall’altra parte del mondo».

Il vagabondo con la racchetta

ZERO GARANZIE, MA TANTE MOTIVAZIONI
Fra aprile e maggio si è fatto quattro settimane in Spagna, mentre fra maggio e giugno il suo tour l’ha portato in Italia: Frascati, Reggio Emilia, Padova, Bergamo. Incontri vinti in Spagna? Zero. Incontri vinti in Italia? Altrettanti. Ma di cambiare idea non se ne parla. Tutt’altro. «Dopo Bergamo andrò a Havre, in Belgio: sono solamente un migliaio di chilometri. Poi tornerò a casa per allenarmi un paio di settimane, giocare qualche torneo locale e dare qualche lezione per raccogliere un po’ di soldi. Poi ripartirò, di nuovo per il Belgio, per sette tornei di fila. Tanti? Mi sono allenato molto dai 15 ai 19 anni: ora è il momento di giocare il più possibile». Nel baule della C-Max, fra il materasso e il borsone con le racchette c’è anche una macchina incordatrice fai da te, necessaria per non mollare 10-15 euro a racchetta agli incordatori ufficiali dei vari tornei. «È manuale. Quando ho bisogno di cambiare le corde mi basta un tavolo, oppure anche solamente il baule dell’auto». Dopo la famosa vittoria contro Rafael Nadal a Wimbledon, Dustin Brown raccontò che i primi tempi era solito incordare anche per i colleghi, così da garantirsi qualche entrata extra. E lui? «No, non mi va. Non voglio rubare il lavoro a chi lo fa di mestiere». Il bilancio della sua activity parla di 3 incontri vinti in 27 tornei, tutti nelle qualificazioni. Non esattamente un fenomeno, insomma, ma con una motivazione da vendere, anche perché la vita di chi lotta per conquistarsi un ranking ATP, sognando un contratto per le gare a squadre in Germania per incassare qualche soldo e quindi qualche possibilità in più, non è esattamente la stessa dei tornei che si vedono in tv. Qui di garanzie non ce ne sono nemmeno per i più forti. «Per essere disposto a fare questa vita devi credere tantissimo in te stesso, come giocatore e come persona. Sentivo che era il momento giusto per provarci: non volevo avere rimpianti nei prossimi anni. Per almeno 3 o 4 stagioni posso continuare su questa strada, poi si vedrà».

Il vagabondo con la racchetta

QUEL PASSAGGIO CHE VALE L'ISCRIZIONE
Se col professionismo dovesse andare male, Harwood ha già un piano B. «Non sarebbe la fine del mondo. Al club dove do qualche lezione (a Berkhamsted, una quarantina di miglia a nord di Londra, ndr) mi hanno garantito che in qualsiasi momento dovessi decidere di abbandonare l’attività internazionale, per me ci sarà un posto pronto come maestro». Una situazione che lo aiuta a concentrarsi al 100%, con obiettivi molto molto ambiziosi. «Entro la fine dell’anno vorrei entrare nel ranking ATP, sia di singolare sia di doppio, che è un po' più facile. E da lì Iniziare a costruirmi una classifica sempre migliore e vedere cosa succede. Mentre come obiettivo a lungo termine punto ai primi 100 del mondo, e poi sempre più su». Il ragazzo inizia a fantasticare, passa rapidamente delle qualificazioni dei Challenger agli ATP, Wimbledon, la Coppa Davis. Poi, di colpo, torna coi piedi sul parquet. «Ora però devo pensare ai Futures, il resto è ancora molto lontano. Spero un giorno di poterci arrivare e nel frattempo mi godo questa grande sfida». Una sfida che coniuga tennis, capacità di resistenza, spirito d’iniziativa, un pizzico di sana follia e pure delle abilità da ragioniere. «Sono sempre stato bravo in matematica, e mi appassionano gli aspetti di business di questo sport: i tassi di cambio fra le valute, che possono aumentare o ridurre i montepremi, queste cose qua. La vita del tennista, a questi livelli, non è solo racchette e palline. A me piace viaggiare e dipendere esclusivamente da me stesso, senza bisogno di nessun’altro». O quasi, visto che per il viaggio Padova-Bergamo non sarà solo. «Verrà con me un ragazzo francese, ci siamo conosciuti nei giorni scorsi. Anche lui deve giocare le qualificazioni, e sarebbe andato a Bergamo col treno, ma visto che ho la macchina ha scelto di venire con me. Pagherà metà del viaggio, e io userò quei soldi per l’iscrizione al torneo». Un’altra ventina di dollari risparmiati. Tantissimi per chi dal 2013 in avanti ne ha guadagnati 144.

Il vagabondo con la racchetta