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Us Open 2017, Q: vincono cinque italiani. Oggi altri sette

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Le Donne del Quarta

Gestire un rapporto con la propria moglie, compagna o fidanzata mentre si cerca di giocar tornei e migliorare la propria classifica, non è affare semplice...
Le Donne del Quarta
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Corrado Erba
5 marzo 2017

Il sogno proibito e ricorrente di ogni giocatore di Quarta Categoria è quello di chiudere il match con un passante in corsa alla Rafa Nadal, passarsi la mano sporca di terra battuta sulla maglietta sudata e guardare in alto, verso il Player's Box, ove siede, a fianco del famoso allenatore, la bella e affascinante bionda dallo sguardo estatico. La realtà è che la media spettatori di un match dei nostri tornei di Quarta, contando l’avversario e il custode dei campi, di solito è pari a due e le tribune, quando ci sono, non prevedono Player's Box. Le donne dei Quarta invece esistono e più che estatiche generalmente sono stanziali, nel senso che se ne stanno beatamente a casa, di solito furibonde (e speriamo senza compagnia). Ora, le tipologie delle compagne e/o mogli di noi tennisti di Quarta Categoria-barra-enneci si possono dividere in tre macro aree:
1) La sopportante inesausta, nome in codice SISSI.
2) La sopportante insofferente, nome in codice ISIS.
3) La insopportante e stop, nome in codice INSO.
La SISSI generalmente somiglia alla signora Pina di Fantozzi. Scelta per l’arrendevolezza, più che per la bellezza, ha seguito per un certo tempo lo svolgersi della vostra mirabolante carriera di tennista, calcando le tribune della provincia più sfigata e remota e subendo immancabilmente le ire belluine del partner giocatore («Sei una maledetta menagrama, ti avevo detto di non muoverti di lì!»). Per dire, ho visto un tizio sbraitare contro un'insipida ma pacifica biondina, rea di essersi mossa dalla panchina a bordo campo per addentare un cornetto Algida. Nonostante le angherie, la SISSI soffre veramente le pene dell’inferno, vedendo le sbilenche traiettorie del partner, decidendo, da un certo momento in poi, di restarsene a casa. Si strugge, la poveretta, stretta in una vestaglietta di ciniglia, aspettando notizie dal fronte occidentale (in genere Burago Molgora o Gropello Cairoli). Sa benissimo che un trillo feroce, tipo cavalcata delle valchirie su WhatsApp, sta a segnalare una vittoria. Invece, un silenzio prolungato, interrotto da un faticoso rumore di chiavi nella toppa a metà notte e seguito dal tonfo della borsa che cade nel tinello, indicherà solo un'altra, insopportabile sconfitta. Lei farà finta di dormire e si rigirerà triste nel letto, sognando di aver sposato un bellissimo Tonino Zugarelli, visto da giovane in un torneo a Pescara.

Le Donne del Quarta

L’ISIS invece, è il terrore di ogni marito tennista. Tendenzialmente bella e in carriera, sulle prime siete riusciti ad affabularla. Un primo torneo estivo giocato in un circolo con annesso ristorantino, un paio di belle partite vinte e già pensava che voi foste una sorta di principe azzurro, con la fascia di Bjorn Borg tra i capelli. Purtroppo i capelli si sono diradati, i match trasferiti sotto qualche triste pallone pressostatico invernale, le eroiche discese a rete si sono fatte sempre più rare. Sulle prime ha pensato che il tennis fosse un vizio come gli altri, forse meglio del fumo e delle donne, tutto sommato innocuo. Ha sopportato le prime mancanze, ha glissato sull'anniversario dimenticato per un match decisivo in Coppa Italia, ha sbuffato dopo il secondo ritardo, causa pausa pioggia al rodeo di Varese West, ma all’ennesima scusa, si è incazzata davvero. E allora è passata agli ultimatum, e con quelli il Quarta comincia a vacillare, a inventare scuse sempre più improbabili, a creare una sorta di futuristica tabella oraria, per incastrare il match tra un pranzo di lavoro e la gita al centro commerciale. Il tennis si trasforma in una sorta di amante proibito, di appuntamento clandestino: si trovano i tornei più irrintracciabili, agli orari più inconsueti («Se il mio avversario può giocare, io domattina alle 6 ci sono!», ho sentito sussurrare un signore distinto al giudice arbitro). Ma non c’è nulla da fare: lei, implacabile, stanerà il suo partner sempre e comunque, noterà quel piccolo sbuffo di terra battuta rimasta appiccicata alle scarpe, quell’inconsistente pezzo di grip rimasto appeso alla manica della maglietta, osserverà ogni post, tag, hashtag che vi possano collocare in un luogo ben diverso da quello dell'improvvisa riunione di lavoro che le avevate raccontato. E per voi, non ci sarà scampo. Agirà in maniera subdolamente vendicativa: «Non ti preoccupare, ti faccio io la borsa» e voi, arrivati al circolo, scoprirete che manca una scarpa, ad andar bene. «Beh, quante volte è successo? - vi aggredirà -. Non sono mica la tua serva». E poi comincerà instancabilmente a magnificare le doti del marito della Luisa che «è capace di riparare una cassapanca, mica sta sempre in giro a perdere tempo dietro ad una palletta». Ma non temete, ho un amico avvocato, ormai specializzato in divorzi tennistici.

Infine, la INSO. Al principio può sembrare la compagna più ostica, in realtà non è cosi. È una donna indipendente, soavemente femminile, non capisce il mondo dei maschi, lo spogliatoio, il trash talk, né tantomeno lo sport agonistico. Non le interessa il tennis e non fa nulla per nasconderlo. Tendenzialmente affetta da manie di superiorità, tipiche delle erinni, ritiene il maschio alfa poco più intelligente di un cocker spaniel e il gioco del tennis una trasposizione della palla lanciata al cocker di cui sopra, che poi allegramente le riporta scodinzolando. Pertanto vi guarderà allontanarvi carichi di aspettative e racchette multicolori con aria scettica, vi guiderà da mammà (o dall’amante, ma meglio non saperlo: l'importante è che non sia un 3.5), raccontando e ridendo alle vostre spalle, di come vi agitate in braghette corte, rincorrendo una sfera gialla, colpita in maniera approssimativa. Voi le racconterete sognanti, di come vi siete giocati il set point contro quell’irresistibile 4.2. Lei alzerà il sopracciglio buttando l’occhio alla telenovela in tv. «Come no, mio piccolo Federer» vi blandirà materna. E voi sarete imprevedibilmente felici.

Le Donne del Quarta

IL PEGGIOR INFORTUNIO? UNA DONNA...
Marat Safin, un tipo che potrebbe tenere agevolmente dei corsi su come comportarsi con l'universo femminile, gestiva le sue relazioni con poche censure: infilava tre ragazze scollate e sminigonnate in tribuna e le chiamava The Family, noncurante che certe attività prematch potessero costargli uno Slam (come puntualmente accaduto all'Australian Open 2002). Chiesto perché mai un bel ragazzo, ricco e famoso, dovesse ... diciamo...ricorrere ai propri lauti guadagni per ottenere un po' di intimità, lui rispose serafico: «Guarda che io non le pago per venire a letto con me, ma per farle andare via dopo!». I top player attuali hanno invece atteggiamenti molto più morigerati (almeno all'apparenza). Roger Federer è sposato con ricca prole al seguito, Novak Djokovic è da poco diventato papà (anche se pare ci sia stato qualche problema con la bella Jelena, seppur mai confermato), Andy Murray è convolato a nozze con Kim Sears e Rafa Nadal è fidanzato da tempo con un'amica della sorella, Xisca Perello. Giusto Stan Wawrinka ha concesso un po' di gossip, allontanando la moglie come fosse una distrazione per poi accasarsi con la giovane tennista Donna Vekic, la stessa che vanta trascorsi felici con Thanasi Kokkinakis, come Nick Kyrgios gli ha fatto notare in diretta tv durante un loro match. A livello italiano, i nostri top players si sono tutti sposati nel 2016: prima Fabio Fognini (che presto avrà un figlio da Flavia Pennetta), poi Andreas Seppi, quindi Paolo Lorenzi. Recentemente, si è vista anche la fidanzatina di una delle nostre migliori promesse, Matteo Donati. Promette di diventare una splendida tennis-wag, con Matteo che però non deve essersi confrontato sull'argomento con Goran Ivanisevic, altro esperto di belle figliole: «Il più grave infortunio per un tennista professionista? Una bella donna».